
BIOGRAPHY
IT
Benedetta Spagnuolo nasce a Catania nel 1983, da madre siciliana e padre pugliese. Si avvicina all’arte fin da giovanissima, conseguendo nel 2002 il diploma in Catalogazione e Rilievo dei Beni Culturali e Ambientali presso l’Istituto d’Arte di Giarre e nel 2008 la laurea in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Catania.
Fin dagli esordi intreccia linguaggi differenti – scultura, teatro, danza e fotografia – elaborando un percorso personale e trasversale, nel quale la fotografia si afferma come spazio privilegiato di incontro tra concetto, materia ed esperienza del sé.
La sua prima ricerca visiva si concentra sui processi di costruzione e dissoluzione dell’identità, con particolare attenzione alle dinamiche di annullamento e trasformazione del soggetto. In una fase iniziale lavora attraverso l’autoscatto e la fotografia mossa, strumenti capaci di rendere i contorni della figura sfumati, instabili e indefiniti; successivamente il lavoro evolve verso la costruzione di scenari e set sempre più articolati e controllati. Per Spagnuolo la fotografia è “il parallelismo costante di tutti gli opposti”, un dispositivo capace di tradurre l’idea in corpo. Attraverso l’autoscatto si pone come attrice e performer di mondi attentamente costruiti, nei quali convivono ironia, sensualità e malinconia. Ricorrono spesso bambole di porcellana, truccate e posate come attrici mute dai mille volti, presenze simboliche che amplificano la riflessione sul corpo, sulla rappresentazione e sulla molteplicità delle identità possibili.
Tra le sue pubblicazioni e progetti artistici figura il volume Il Corpo Solitario II di Giorgio Bonomi, mentre il progetto I Cook (For) You (2014) è entrato a far parte della collezione permanente dell’Archivio Italiano dell’Autoritratto del MUSINF di Senigallia.
Dal 2009 orienta progressivamente il proprio percorso verso la curatela e la scrittura critica, convogliando lo sguardo e gli strumenti maturati nella pratica artistica nell’ideazione, organizzazione e cura di mostre e progetti espositivi, accompagnati da una ricerca teorica strutturata. È fondatrice dell’associazione culturale ARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione, attraverso la quale sostiene e promuove la ricerca contemporanea italiana e internazionale, adottando un approccio curatoriale orientato alla sperimentazione e al dialogo tra linguaggi differenti.
Nel corso degli anni ha ideato e curato rassegne e progetti espositivi, sia personali che collettivi, alcuni sviluppati in più edizioni e tuttora in evoluzione, tra cui La Quinta Stagione, Liquid Sky, LieuNonLieu – I non luoghi della mente, Replay – Il vizio dell’errore, Fragile – Handle with care e I Declare my Shadow. Questi progetti prendono avvio da un impianto tematico e concettuale definito, elaborato dalla curatrice come visione di progetto, e si sviluppano attraverso la costruzione di relazioni con gli artisti e il confronto con le loro pratiche visive e scelte estetiche. Le rassegne si adattano a contesti espositivi eterogenei – gallerie, musei, spazi pubblici e luoghi non convenzionali – costruendo percorsi in cui la percezione visiva del pubblico resta centrale e in cui forma, immagine e contenuto concorrono insieme alla costruzione del senso.
Ha inoltre collaborato a progetti di respiro internazionale che indagano i processi di costruzione identitaria e le loro declinazioni nello spazio culturale e pubblico, tra cui OTHER IDENTITY – Altre forme di identità culturali e pubbliche, a cura di Francesco Arena.
Accanto all’attività curatoriale, Spagnuolo sviluppa una pratica critica continuativa, scrivendo saggi, testi critici e biografie per cataloghi, mostre personali e collettive, collaborando con artisti, gallerie e istituzioni in ambito nazionale e internazionale. Tra i suoi lavori critici si segnala il saggio narrativo L’Androgino come icona dal ’900 a oggi – tra mito, spettacolo e fotografia (2007, rieditato nel 2014), tuttora in evoluzione. Parallelamente collabora stabilmente come autrice con la storica rivista Juliet Art Magazine, realizzando recensioni e approfondimenti dedicati a mostre, progetti espositivi e ricerche visive contemporanee.
Tra i progetti recensiti si annoverano mostre ospitate in gallerie e spazi di rilievo internazionale, tra gli altri: Gagosian Gallery e Massimodecarlo a Londra, Galerie Kandlhofer a Vienna, Para Site, Hong Kong Museum of Medical Sciences e Podium a Hong Kong, Kyst Gallery a Dragør (Hovedstaden, Danimarca), Punta della Dogana e Fondaco Marcello a Venezia, Monica De Cardenas, 29 Arts in Progress gallery e Studio Giangaleazzo Visconti a Milano, Pinksummer Contemporary Art, Galleria Guidi&Schoen, ABC-ARTE e Stella Rouskova a Genova, Davide Paludetto Arte Contemporanea a Torino e Collicaligreggi a Catania.
Il suo approccio critico si fonda su un’analisi dei linguaggi e delle strutture formali come sistemi di significato, volta a mettere in luce le strategie attraverso cui gli artisti articolano la propria ricerca, mantenendo costante attenzione alla dimensione visiva, estetica ed esperienziale dell’opera. L’attenzione si concentra su pratiche visive che interrogano la dimensione soggettiva e intima non solo come costruzione concettuale, ma come esperienza concreta e percettiva, spesso legata al quotidiano e allo spazio privato, dove interni, oggetti e dettagli diventano elementi capaci di attivare narrazioni visive e identitarie.
La sua ricerca teorica si intreccia con studi legati all’estetica queer, alla filosofia e alla cultura visiva, assumendo il soggetto come territorio fluido, instabile e stratificato. In questo senso, scrittura critica e curatela operano come strumenti interpretativi e di mediazione tra artista, opera e pubblico, restituendo una lettura situata e consapevole della complessità del contemporaneo, in cui elaborazione teorica e dimensione estetica restano profondamente interconnesse.
Attualmente lavora come critica e curatrice indipendente, dedicandosi alla curatela di mostre e progetti espositivi e alla scrittura per riviste e pubblicazioni internazionali, integrando ricerca teorica e indagine critica sui linguaggi visivi, le pratiche espositive e le scelte estetiche.
EN
Benedetta Spagnuolo was born in Catania in 1983 to a Sicilian mother and a father from Apulia. She approached art from a very young age, earning a diploma in Cultural and Environmental Heritage Cataloguing and Surveying in 2002 from the Istituto d’Arte di Giarre, and later graduating in Sculpture in 2008 from the Academy of Fine Arts of Catania. From the outset, her practice intertwined different languages—sculpture, theatre, dance, and photography—developing a personal and transversal path in which photography emerged as a privileged space of encounter between concept, matter, and self-experience.
Her early visual research focused on processes of construction and dissolution of identity, with particular attention to dynamics of erasure and transformation of the subject. In the initial phase, she worked through self-portraiture and motion photography, tools capable of rendering the contours of the figure blurred, unstable, and undefined; her work later evolved toward the construction of increasingly articulated and controlled scenarios and sets. For Spagnuolo, photography represents “the constant parallelism of all opposites,” a device capable of translating ideas into embodied form. Through self-portraiture, she positions herself as both actress and performer within carefully constructed worlds, where irony, sensuality, and melancholy coexist. Porcelain dolls frequently recur in her work—made up and posed like silent actresses with a thousand faces—symbolic presences that amplify reflection on the body, representation, and the multiplicity of possible identities.
Among her publications and artistic projects is the volume Il Corpo Solitario II by Giorgio Bonomi, while the project I Cook (For) You (2014) has become part of the permanent collection of the Italian Self-Portrait Archive at the MUSINF in Senigallia.
Since 2009, she has progressively oriented her career toward curatorial practice and critical writing, channeling the perspective and tools developed through her artistic practice into the conception, organization, and curation of exhibitions and exhibition projects, supported by structured theoretical research. She is the founder of the cultural association ARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione, through which she supports and promotes Italian and international contemporary research, adopting a curatorial approach oriented toward experimentation and dialogue between different languages.
Over the years, she has conceived and curated solo and group exhibitions and curatorial programs—some developed over multiple editions and still evolving—including La Quinta Stagione, Liquid Sky, LieuNonLieu – I non luoghi della mente, Replay – Il vizio dell’errore, Fragile – Handle with Care, and I Declare My Shadow. These projects originate from a defined thematic and conceptual framework elaborated by the curator as a project vision and develop through the construction of relationships with artists and dialogue with their visual practices and aesthetic choices. The exhibitions adapt to heterogeneous exhibition contexts—galleries, museums, public spaces, and non-conventional venues—creating pathways in which the viewer’s visual perception remains central, and in which form, image, and content jointly contribute to the construction of meaning.
She has also collaborated on international projects investigating processes of identity construction and their manifestations within cultural and public space, including OTHER IDENTITY – Altre forme di identità culturali e pubbliche, curated by Francesco Arena.
Alongside her curatorial activity, Spagnuolo pursues a continuous critical practice, writing essays, critical texts, and biographies for catalogues, solo and group exhibitions, and collaborating with artists, galleries, and institutions at both national and international levels. Among her critical works is the narrative essay L’Androgino come icona dal ’900 a oggi – tra mito, spettacolo e fotografia (2007, republished in 2014), a project that remains ongoing. In parallel, she collaborates regularly as an author with the historic magazine Juliet Art Magazine, producing reviews and in-depth articles dedicated to exhibitions, curatorial projects, and contemporary visual research.
Her reviews have covered exhibitions hosted by internationally significant galleries and institutions, including Gagosian Gallery and Massimo De Carlo in London; Galerie Kandlhofer in Vienna; Para Site, Hong Kong Museum of Medical Sciences, and Podium in Hong Kong; Kyst Gallery in Dragør (Hovedstaden, Denmark); Punta della Dogana and Fondaco Marcello in Venice; Monica De Cardenas, 29 Arts in Progress, and Studio Giangaleazzo Visconti in Milan; Pinksummer Contemporary Art, Galleria Guidi&Schoen, ABC-ARTE, and Stella Rouskova in Genoa; Davide Paludetto Arte Contemporanea in Turin; and Collicaligreggi in Catania.
Her critical approach is grounded in an analysis of languages and formal structures as systems of meaning, aimed at highlighting the strategies through which artists articulate their research, while maintaining constant attention to the visual, aesthetic, and experiential dimensions of the work. Her focus is directed toward visual practices that interrogate the subjective and intimate dimension not only as conceptual construction, but as concrete and perceptual experience—often linked to everyday life and private space—where interiors, objects, and details become elements capable of activating visual and identity-based narratives.
Her theoretical research intersects with studies in queer aesthetics, philosophy, and visual culture, conceiving the subject as a fluid, unstable, and stratified territory. In this sense, critical writing and curatorial practice function as interpretative and mediating tools between artist, artwork, and audience, offering a situated and conscious reading of the complexity of the contemporary, in which theoretical elaboration and aesthetic dimension remain deeply interconnected.
She currently works as an independent art critic and curator, focusing on the curation of exhibitions and exhibition projects, as well as writing for international magazines and publications, integrating theoretical research with critical investigation into visual languages, exhibition practices, and aesthetic choices.