COMPACT   CAMERA   

Spettri Androgini

"Il percorso da me affrontato negli anni, sull’androginia, mi ha portato ad effettuare scatti dove è presente una costante e attenta cancellazione  di un’ identità specifica, fino ad arrivare a trasformare  i corpi e soprattutto i volti umani in veri e propri spettri, dove la maggior parte delle volte sono io il soggetto. Sono sempre in una costante ricerca di me stessa, una parte del mio essere che non viene “eliminata” ma che viene “mostrata” anche con delle deformazioni evidenti; a volte non sembrano neanche tali perché ciò che si vede è semplicemente un immagine fantasma.

Come se fossi in un teatro, in uno spettacolo, le parti: “trasparente” ed “evidente” sono ormai attori; se da una parte, le immagini, sono mascherate e quindi “non chiare” da poter dare sicurezza, perché appunto sconosciute dall’occhio umano, dall’altra la trasparenza e l’evidenza di un’immagine di noi che di solito sconosciamo e non riusciamo a gettar fuori. Quello che sembra una contraddizione di queste definizioni “non chiare” e “trasparenti”, sono semplicemente l’ibrido esatto che contiene l’essere da me celato, un essere androgino, un essere che scappa da un corpo ormai stanco di essere “definito”, un essere che cambia  seconda di ciò che ha davanti, un essere fatto di schegge infinite di sè, un essere che si ribella ad una società ormai troppo cieca e ormai pronta a giudicare anche il “nostro fantasma”.

Molta gente si sconvolge davanti scatti così, ma perché mai? È semplicemente una parte di noi. Non è forse molto più mostruosa la definizione di qualcuno e il mostrare qualcosa di estremamente “troppo evidente”? Non è forse ormai priva di seduzione un ‘immagine dove tutto è ormai svelato?

Jean Baudrillard nell’”altro visto da sé” afferma riguardo il concetto di pornografia dello sguardo:

 

“Non resta più l’ombra della minima illusione [...] non resta più nulla da vedere.[…] L’oscenità sta in questo: nel fatto che non ci sia niente da vedere”. Perché vi sia uno sguardo,è necessario che un oggetto si veli e si sveli, che scompaia ad ogni istante; per questo c’è nello sguardo  una sorta di oscillazione.[…] In un’immagine, certe parti sono visibili e altre no, le parti visibili rendono le altre invisibili, si istaura un ritmo dell’apparizione e del segreto, una linea di galleggiamento dell’immaginario.”50

 

Un immagine come dice Baudrillard si deve velare e svelare, come se fosse appunto un fantasma, che cerca la propria identità, che fa capolino in una realtà ormai senza più misteri, dove l’oggetto di vita è ormai solo “la pornografia dello sguardo”.

Perché la nostra mente  ha deciso che dobbiamo guardare e non vedere? Non riusciamo più a vedere oltre le forme, oltre “la definizione”, oltre chi siamo davvero. E definiamo tutto, perché non si vuol rischia nulla. L’uomo per natura è portato a farlo.

Io non voglio più definire, annullo l ‘identità, che sia il nome, che sia il sesso, che sia un volto e mostro ciò che c’è di più tagliente in noi, la nostra parte “indefinita”.

Un’immagine ambigua, androgina e spettrale fa paura perché non si conosce. Io ho voglia di mostrarla e di “vederla”, non più solo “guardarla” come se fossi uno spettatore passivo, ma come un interprete attivo, capace di prendere la propria parte nascosta e metterla in gioco, per se stesso e per gli altri."

Benedetta Spagnuolo

 

Spettri Androgini/Self Portraits | Tracce

Benedetta Spagnuolo © 2003/2004

Compact Camera - Fotografia digitale senza l'utizzo di post produzione

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Spettri Androgini b-n/Self Portraits

Benedetta Spagnuolo © 2006

Compact Camera - Fotografia digitale senza l'utizzo di post produzione

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